Stanley Kubrick e Me » Eyes Wide Shut http://www.emiliodalessandro.it Rivelazioni e cronache inedite dell'assistente personale di un genio. Mon, 30 Jan 2017 09:28:36 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.4.1 Emilio a Uno Mattina http://www.emiliodalessandro.it/2013/08/emilio-a-uno-mattina/ http://www.emiliodalessandro.it/2013/08/emilio-a-uno-mattina/#comments Sun, 04 Aug 2013 09:54:15 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=525 In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Fear and Desire, primo lungometraggio di Stanley Kubrick, siamo stati invitati a parlare del film e della straordinaria storia di Emilio D’Alessandro nello spazio di Uno Mattina Estate su Rai 1, mercoledì 31 luglio 2013.

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Il primo giorno di riprese di Eyes Wide Shut http://www.emiliodalessandro.it/2012/10/il-primo-giorno-di-riprese-di-eyes-wide-shut/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/10/il-primo-giorno-di-riprese-di-eyes-wide-shut/#comments Mon, 15 Oct 2012 11:38:37 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=351 La mia agenda con il primo giorno di riprese per Eyes Wide Shut, lunedì 4 novembre 1996 a Luton Hoo, una mansion-house del XVIII secolo a circa sette miglia a nord di Childwickbury.

I 30 pence segnati ogni giorno sono la spesa per comprare il giornale a Stanley. Mercoledì e venerdì accompagnai alla clinica veterinaria a Cambridge Jezebel e Victoria per un’operazione e le visite di controllo.

I numeri cerchiati sono l’ammontare delle ore di lavoro giorno per giorno, da mattina fino a sera inoltrata. Nell’arco di un paio di mesi, finii come al solito per esser quello che stava sul set più di chiunque altro, e le ore sull’agendina ripresero a lievitare a dismisura – da novantanove e mezzo della prima settimana, a centodue ore, centoquattro, centosette e mezzo…

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Location scouting per Eyes Wide Shut http://www.emiliodalessandro.it/2012/10/location-scouting-per-eyes-wide-shut/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/10/location-scouting-per-eyes-wide-shut/#comments Wed, 03 Oct 2012 17:10:21 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=258 Stanley voleva che lo accompagnassi anche nei sopralluoghi alle ville e castelli d’epoca scelti come location per Eyes Wide Shut. Preferiva spostarsi con la sua macchina, con me alla guida, così seguivamo con la Rolls il location manager e la sua auto, mentre dietro di noi un furgoncino portava l’assistente regista e il direttore della fotografia.
La nostra carovana sfilava placida a 50 miglia orarie. «Perché diavolo va così piano?» esclamò Stanley contrariato «Devo arrivare là finché c’è ancora luce! Emilio, sorpassalo.» Accelerai fino a 70 miglia al successivo rettilineo e superai la macchina del location manager, facendo in tempo a vedere il suo sguardo perplesso che ci osservava dal finestrino.
Arrivati sul posto, Stanley scese dalla Rolls e prese a scattare una quantità impressionante di fotografie, infilando un rullino dopo l’altro nelle sue tasche, e a volte anche nelle mie.
«Come mai Stanley ti permette di guidare oltre le 50 miglia?» mi chiese uno dei tecnici prendendomi in disparte, «A noi ci obbliga a restare sempre sotto.»
«Non ne ho idea» dissi stringendomi nelle spalle «da quando lo conosco mi ha sempre detto di guidare alla velocità limite consentita perché non ha tempo da perdere.»

Il giorno seguente, mi recai di nuovo alla villa da solo con Stanley. Col passare dei giorni mi accorsi che chiedeva spesso di tornare dove eravamo già stati con gli altri assistenti. Si portava dietro l’esposimetro e leggeva a voce alta i valori indicati nel display; poi controllava l’ora sull’orologio da polso e mi chiedeva di scrivere tutto quanto su due bloc notes, il mio e il suo, due copie identiche, una per sicurezza. Io scrivevo alla cieca, non sapendo minimamente il significato di quelle cifre e mi domandavo come mai non si facesse accompagnare da qualcuno che si intendesse di fotografia. Ma Stanley non sembrava affatto preoccupato dalla mia ignoranza.
Prima di partire insisteva per utilizzare la Rolls: «Non trovi che tutto questo spazio abbia i suoi vantaggi?» chiedeva Stanley mentre si organizzava un ufficio mobile lì dentro, poggiando sull’ampio sedile documenti dattiloscritti, cartelline colorate e il computer portatile. Giorni dopo mi allungò un foglio di carta su cui aveva disegnato il progetto di una specie di parallelepipedo cuneiforme, con misure annotate per ogni lato: «Portalo dai carpentieri di Pinewood, per favore.» Quando mi chiamarono per ritirare l’oggetto misterioso, capii subito cosa fosse: la scrivania di Stanley in trasferta. Teneva quella tavoletta sulle gambe come base di appoggio e dal sedile posteriore impartiva ordini via telefono a tutti i suoi sottoposti: l’aveva sempre fatto, ma mai in maniera così efficiente come nella Rolls dove tutto era a portata di mano e di penna.
«Emilio, passami il tuo cellulare» mi chiedeva appena saliva a bordo. Utilizzava il mio telefono per tutte le telefonate di lavoro: voleva evitare che gli altri avessero il suo numero privato. L’inconveniente era che continuavo a ricevere telefonate per conto di Stanley Kubrick: «No, non è questo il suo numero,» «No, il regista non è con me,» «No, non so quando sarà di ritorno.» Stanley invece era molto più sbrigativo quando qualcuno chiamava al mio numero chiedendo di me: «Non può rispondere, sta guidando» e riattaccava.

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Caffè da Emilio http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/caffe-da-emilio/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/caffe-da-emilio/#comments Sat, 29 Sep 2012 18:05:48 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=254 Stanley si recava a Pinewood ogni giorno per controllare l’andamento dei lavori sui set e per pianificare la produzione di Eyes Wide Shut nel nuovo ufficio. «Posso usare il tuo nome per un negozio?» mi chiese una mattina in automobile; «Feel free» risposi e dopo qualche settimana passeggiando tra le vie della New York ricostruita mi imbattei in un pub dalle tende rosse su cui era scritto CAFFÈ DA EMILIO.
Mi tornò in mente ciò che mi dissero i genitori di Stanley quando li conobbi per la prima volta: sotto il loro appartamento di Los Angeles, lungo Avenue of the Stars, c’era una caffetteria che si chiamava esattamente così; il signor Emilio, un immigrato italiano, offriva un ottimo caffè e i genitori di Stanley si fermavano spesso al suo locale prima di rientrare a casa.
«Ti piace?» mi chiese Stanley indicando la scritta con un sorriso di soddisfazione, per poi voltarsi e tornare a comandare la truppa.

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Intervista a Rai News 24 http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/intervista-a-rai-news-24/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/intervista-a-rai-news-24/#comments Fri, 28 Sep 2012 16:55:31 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=279 Lunedì 3 settembre siamo stati ospiti di Meridiana, il programma di approfondimento del mattino condotto da Mario Forenza su Rai News 24.

Nello studio di Saxa Rubra abbiamo presentato il libro raccontando la storia di Emilio D’Alessandro e confutando un po’ delle leggende che ruotano attorno la figura di Stanley Kubrick.

In particolare, tra gli oggetti in possesso di Emilio, ce n’è uno in grado di mettere la parola fine alla diceria che Stanley Kubrick avrebbe filmato l’allunaggio in un teatro di posa per conto della NASA…

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Intervista per The Kubrick Series http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/intervista-per-the-kubrick-series/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/intervista-per-the-kubrick-series/#comments Thu, 13 Sep 2012 17:53:51 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=233 Lo scorso agosto, Emilio è stato intervistato da Jamie DuVall per la Kubrick Series del canale radio web Movie Geeks United. Dopo le interviste a sceneggiatori, attori, tecnici e critici che hanno raccontato il Kubrick regista e hanno analizzato i suoi film, Emilio ha parlato soprattutto di Stanley e della realizzazione quasi casalinga dei vari film.

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Trent’anni con Kubrick http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/trentanni-con-kubrick/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/trentanni-con-kubrick/#comments Mon, 10 Sep 2012 23:14:29 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=180 L’accoglienza che abbiamo ricevuto al Festivaletteratura di Mantova è stata straordinaria: come ha scritto Emanuele Salvato su Il Fatto Quotidiano,

Già esaurito l’evento che vedrà protagonista Emilio D’Alessandro. A prima vista un Carneade, ma basta scorrerne la biografia per rendersi conto di come mai i biglietti per ascoltarlo siano andati a ruba.

Circa 300 persone erano presenti nell’aula magna dell’Università per la presentazione del libro “Stanley Kubrick e me”. Per chi non fosse riuscito ad entrare, un resoconto dettagliato con alcune foto è disponibile sul sito del festival.

Di seguito invece una selezione delle fotografie inedite con cui abbiamo accompagnato i ricordi di Emilio dai set dei film di Stanley Kubrick.

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Accompagnare le persone da Kubrick http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/accompagnare-le-persone-da-kubrick/ http://www.emiliodalessandro.it/2012/09/accompagnare-le-persone-da-kubrick/#comments Sat, 01 Sep 2012 13:50:12 +0000 Filippo http://www.emiliodalessandro.it/?p=106 Comportandosi in modo schivo e riservato, Stanley non faceva che alimentare una serie di dicerie che rimbalzavano da un articolo di giornale all’altro. Ne avevo avuto già un assaggio durante le riprese di Barry Lyndon e ora, anni dopo, davano ancora fastidio. Tutti coloro che conducevo da Stanley mi chiedevano come potessi «lavorare con una persona del genere».

Charles Aznavour, che accompagnai da Heathrow a Abbots Mead, esordì chiedendomi apertamente se Stanley fosse «una brutta persona». «No, assolutamente» risposi sorpreso da quell’approccio un po’ ruvido. La sua voce tremava di nervosismo.
Nino Rota era stato ancora più spaventato: appena lo vidi mi si gettò contro e, confortato dalla lingua comune, diede sfogo alla sua ansia: «Come posso farcela? Aiutami!». Balbettava e tremava, e a poco valevano le mie rassicurazioni. L’intero tragitto fu un’incessante sequela di lamenti e sospiri.

Dieci anni dopo, Matthew Modine si trovava nella stessa situazione, ma fece l’opposto rimanendo zitto per tutto il tragitto. Stanley mi aveva preannunciato quanto sarebbe stato piacevole parlare con una persona gentile e pacata come Matthew – «un tono di voce alla James Stewart» aveva detto –, eppure non avevo sentito una parola. Era impietrito.
Ancora dieci anni dopo, Candia McWilliam, la scrittrice che Stanley convocò per Eyes Wide Shut, riuscì invece a mascherare piuttosto bene la sua trepidazione: sfruttando la conoscenza dell’italiano, cercò di rilassarsi facendomi raccontare la vita nelle campagne intorno a Cassino.

«Quanto manca?» esordì Matthew a metà del tragitto verso Childwickbury.
«Ancora un po’» risposi «quando stiamo per arrivare la avverto.»
«Ma insomma, com’è davvero Stanley?» chiese Candia tradendosi.
«Vede quest’automobile?» le dissi «Stanley vuole che usi questa stessa Mercedes – che è di sua proprietà – per la mia famiglia, per i viaggi che faccio con mia moglie. Io mi sono sempre rifiutato perché la mia Datsun è più che sufficiente, ma lui insiste e ci prova ogni volta. Si accorgerà presto anche lei che non è per niente facile smuoverlo dalle sue posizioni.»
«Però quello che la gente dice sul suo conto…» continuò Nino, a cui l’agitazione scioglieva la lingua.
«Un mucchio di cavolate!» conclusi io attenuando la definizione di Andros.
«Però sui giornali scrivono che…»
«Allora quello che scrivono su di te è tutto vero?» risi io di rimando.
«Come ti trovi a lavorare con lui?
«Benissimo.»
«Ti rimprovera mai?»
«Neanche una volta.»
Nella Mercedes tornò il silenzio. Ragazzi, non vi mangia mica!
Nello specchietto retrovisore Candia appariva disorientata, più che rassicurata: il mito del tiranno solitario che crolla così su due piedi doveva essere una visione spiazzante, come quella di un cavaliere pronto all’incontro con il drago che si ritrova di fronte una lucertola.

«Manca ancora molto?» ripeté Matthew quando imboccai Harpenden Road.
«Solo pochi minuti ormai.»
Era iniziato il conto alla rovescia, il nervosismo cresceva.
«Mi chiederà cose impossibili!» si lamentava Aznavour.
«Se l’ha convocata, vuol dire che è in grado di fare quello che chiede» dissi più per rassicurarlo che per contestare quell’affermazione.
«Non è detto, non è detto» mormoravano tutti alle mie risposte prima di ripiombare nel silenzio.
«La casa di Stanley è qui in mezzo?» azzardò Matthew tratto in inganno dal passaggio attraverso Childwick Green.
«No, manca mezzo miglio.»
Aperto il primo cancello col telecomando, Matthew ci riprovò: «È questa?».
«No, quello è lo Stable Block» lo contraddissi ancora «Stanley abita più avanti, al prossimo cancello.» Matthew non chiese più nulla e restò immobile finché non spensi il motore della Mercedes.

Stanley attendeva sempre i nuovi ospiti nel suo ufficio, e toccava a me farli accomodare. Si faceva trovare seduto dietro la scrivania, poi si alzava e ci raggiungeva tendendo la mano. Capitava perfino che mi chiamasse al telefono della Mercedes per essere sicuro di sedersi tra le sue carte per tempo. Agli incontri successivi, invece, si faceva trovare già alla porta d’ingresso ed era lui a fare strada.

«Preferirei restassi con me durante il colloquio con Kubrick» mi chiese Nino, trattenendomi sulla porta di casa.
«Non posso, è un colloquio privato tra te e lui.» Mi supplicava con gli occhi. «Possiamo fare così» proposi «resterò nella stanza finché non mi farai un cenno che va tutto bene, solo allora uscirò dall’ufficio.»
Vidi Candia rassettarsi nervosamente il vestito prima di seguirmi all’interno.
Bussai alla porta della Dome Room ed entrai, presentando Matthew a Stanley. I due si strinsero la mano. Anche Nino gliela prese. E Candia, e monsieur Aznavour. Dissi ai quattro, e a tutti gli altri prima e dopo di loro, la mia frase di rito: «Tra mezz’ora torno e vi porto un caffè», e quando Nino si voltò vidi per la prima volta i suoi piccoli occhi sorridere di sollievo. Chiusi la porta dietro di me e li lasciai soli.

Nessuno di loro sapeva che avevo detto una piccola bugia. Solo Stanley poteva decidere quando interrompere il primo round con un caffè. Il cercapersone non squillava mai prima di un’ora. Quando tornavo ad aprire la porta, Nino, Matthew, Candia e decine di altri, in salotti diversi e ad anni di distanza, avevano tutti la stessa espressione elettrizzata.
«You’ll tell me on the way out!», ne riparleremo all’uscita, avevo detto a tutti, e adesso eccoli lì, a scuotere la mano di Stanley senza volerla più lasciare.

«Che persona straordinaria!» esclamò Matthew prima ancora di risalire in macchina, e iniziò a farmi un sacco di domande su come l’avevo conosciuto, da quanto tempo lavoravo con lui e se mi trovavo bene. Adesso non stava più zitto, Matthew.
«Non potevo credere che fosse come me l’avevi descritto» ammise Nino «Stanley Kubrick è l’esatto contrario di quello che dice la gente.»

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